Settembre 2025 – Nuovi progetti, nuovi amici, il calore di sempre.
Dopo tanti mesi di attesa si riaccende l’impazienza per la missione che ci riporterà in Madagascar. Il tempo trascorso dall’ultimo viaggio non è stato perso, ma impegnato nella elaborazione dei nuovi progetti che ora andremo a verificare e completare sul campo. Partiamo il 23 settembre con volo dell’Ethiopian Airlines da Malpensa; mi accompagnano Enrico, Silvano, Attilio, Stefano oltre alla dottoressa Eva Kofler, funzionaria della Regione Trentino-Alto Adige e Francesca Mancuso in rappresentanza dell’assessore regionale Gennaccaro. Ad ognuno sono affidati compiti ben precisi: Enrico e Silvano controlleranno gli impianti tecnici installati in nostra assenza, faranno interventi di manutenzione e verificheranno le possibilità di realizzo di futuri progetti. Stefano si dedicherà all’ambulatorio di neuropsichiatria infantile, io mi occuperò dell’organizzazione generale e delle sedute operatorie, Attilio oltre ad affiancarmi in sala operatoria come strumentista mi aiuterà nel controllo degli elenchi dei ragazzini che l’associazione aiuta con il progetto di sostegno scolastico. La dottoressa Kofler valuterà come sono stati impegnati i contributi che la Regione TAA ci ha concesso. In attesa dell’imbarco trascorriamo il tempo scambiandoci opinioni e pareri sugli obiettivi del viaggio. Finalmente partiamo e rapidamente saliamo tra le nuvole. È notte fonda quando atterriamo ad Addis Abeba, lo scalo intermedio. Qui incontriamo Raffaele Vitale e Renato Brancato, i chirurghi plastici palermitani che hanno chiesto di venire con noi ad Anivorano per conoscere il dispensario in previsione di una collaborazione medica che ci hanno proposto. Ci concediamo un caffè ed un rapido riposino prima di salire sul 747 che ci traghetterà ad Antananarivo.
È il primo pomeriggio quando l’aereo sorvola la periferia della capitale; sotto di noi scorre un paesaggio collinare disseminato di piccole case: non c’è dubbio, siamo arrivati. Le procedure di sbarco stranamente sono veloci e non tardiamo ad incontrare le suore che ci stanno aspettando. Stringo la mano a Rakuto, lo storico autista delle Orsoline, e ci affrettiamo a caricare i bagagli sui fuoristrada.
Attraversiamo la città che non è per nulla cambiata da quando l’abbiamo lasciata; i segni della povertà sono sempre aperti come ferite che pare non possano guarire e la visione lascia attonite le nuove visitatrici, Eva e Francesca. Ci fermiamo brevemente al supermercato per acquistare viveri e schede telefoniche. Finalmente raggiungiamo l’albergo Gregoire e ci sistemiamo nelle stanze per una doccia ed un po’ di riposo.
Rapida cala la notte africana e con essa arriva l’ora della cena, momento in cui ci ritroviamo affamati intorno al tavolo, davanti a piatti di pesce e… rane fritte . Poi tutti a letto. Sveglia alle 8.00. I fuoristrada sono pronti per portarci ad Ambatomainty, quartiere dove ha sede comunità regionale delle suore Orsoline. L’accoglienza come sempre è calorosa; incontro suore note ed altre che non ricordo di aver mai incontrato, ciò non toglie che con tutte ci salutiamo da vecchi amici. Fatta colazione e riposizionate le valigie sui portapacchi partiamo per Anivorano.
Il viaggio è lungo e stancante: otto ore di strada tortuosa, in balia dei camion che trasportano container da e per il porto di Tamatave.
Non di rado, vuoi per la stanchezza dell’autista o per l’inaffidabilità del mezzo, qualcuno va ruote all’aria e lo troviamo a lato della strada immobile, come un dinosauro ferito.
Nonostante imprevisti e disagi non mancano aspetti piacevoli nell’ammirare la folta foresta pluviale che attraversiamo o nell’apprezzare la cordialità della gente durante le soste. L’ultimo tratto del percorso, privo di asfalto, diventa accidentato e le nostre schiene già provate proprio non lo gradiscono. In lontananza compaiono le prime luci del villaggio e finalmente arriviamo. L’accoglienza delle suore è sempre affettuosa, ma in questo momento ciò che apprezziamo di più sono la cena, una doccia ed il letto. Il mattino vede Enrico e Silvano già in perlustrazione: verificano il nuovo impianto dell’aria condizionata installato in sala operatoria, sistemano l’autoclave e controllano il funzionamento del generatore elettrico. Stefano prende possesso dell’ambulatorio ed inizia a visitare i tanti bambini che, curiosi ed impazienti, lo stanno aspettando. Accompagno Francesca ed Eva in una ricognizione del dispensario: ospedale, laboratorio, farmacia, parco giochi, scuola, barca ambulanza…
Osservano tutto compiaciute e sorprese nel constatare quanto sia stato possibile fare in una realtà così povera e marginale. Attilio insieme a suor Clairette inizia a controllare gli elenchi dei bambini che aiutiamo economicamente per la frequenza scolastica; ne registra i nomi, li fotografa e raccoglie qualche notizia sulla loro situazione famigliare. Raffaele e Renato controllano attrezzatura e strumentario della sala operatoria, anche loro sorpresi dalla qualità struttura in cui verranno ad operare.
Gli insegnanti e gli alunni della scuola gestita dalle suore organizzano in nostro onore un incontro di saluto con musiche e balli tradizionali nei quali anche noi ci tuffiamo, suscitando l’ilarità generale.
È anche l’occasione per visitare l’aula di informatica realizzata con i computer che abbiamo inviato dall’Italia.
Nei rari momenti di libertà risaliamo con la nostra barca ambulanza il fiume Rianila ammirare scorci di grande bellezza, visitare villaggi e distribuire ai bambini i dolci che ci ha offerto la ditta Loacker; non manca anche una breve gita alla cittadina di Brickaville.
Dopo tre giorni di permanenza Enrico, Attilio, Silvano, Eva e Francesca rientrano in capitale per raggiungere Analaroa. A loro si uniscono Raffaele e Renato, costretti ad anticipare il rientro in Italia per un problema famigliare. Purtroppo, giungono notizie contrastanti su disordini politici che stanno infiammando non solo Antananarivo, ma anche altre città. Dalla sede regionale delle Orsoline arrivano però informazioni rassicuranti ed il gruppo decide di partire non senza qualche preoccupazione. Il giorno dopo Raffaele e Renato riescono a salire su uno dei pochi aerei in partenza e a ritornare in Italia mentre il resto della compagnia sale ad Analaroa. Ad Anivorano rimango per altri due giorni solo con Stefano che completa il suo programma di visite; io mi dedico al controllo del laboratorio di analisi e a risolvere con le suore alcuni aspetti organizzativi.
Nel frattempo, dall’Italia sono arrivati Pino e Linda, il farmacista che segue il progetto del laboratorio galenico e la nefrologa che ha in progetto la realizzazione di un centro dialisi. Ci incontriamo il 2 ottobre presso l’hotel Gregoire dove pernottiamo. Il giorno successivo anche per noi quattro è prevista la partenza per Analaroa.
Il viaggio si conferma come sempre difficoltoso per le condizioni della strada il cui fondo sconnesso mette a dura prova per più di cinque ore le nostre povere membra. All’arrivo al dispensario veniamo accolti dalle urla festanti dei bambini che ci attendono insieme alle suore ed agli amici che ci hanno preceduti.
Rico e Silvano hanno verificato il materiale inviato con il container, montato le nuove sedie a rotelle destinate ai bambini disabili, consegnata la carrozzina appositamente predisposta per Ermann, il ragazzino paraplegico “adottato” dall’associazione e completato l’arredamento del locale destinato al laboratorio galenico. Ora, con il nostro arrivo, gli impegni aumentano per tutti. Con Attilio e suor Odile controlliamo gli elenchi dei bambini inseriti nel progetto scolastico; Pino e Linda oltre a predisporre e mettere in funzione le attrezzature del laboratorio organizzano un corso formativo per il personale che dovrà gestire il servizio, mentre Stefano riprende a visitare bambini.
Per Eva e Francesca l’esperienza malgascia volge al termine; è giunto il momento di ritornare a casa. La sera prima della partenza le suore organizzano un piacevole festeggiamento con balli e canti in cui tutti i bambini ospiti del dispensario danno il meglio di sé . È un saluto affettuoso e gli occhi velati di lacrime dimostrano che questo viaggio Eva e Francesca non lo dimenticheranno.
Il tempo passa rapidamente: Silvano e Rico installano nell’ampia sala mensa un impianto audio-video (che consentirà la proiezione di film e cartoon, esperienza unica per i bambini di questi luoghi.
Ulteriore impegno dei due tecnici è esaminare l’impianto elettrico generale del dispensario, vetusto ed inadeguato, che l’associazione si è proposta di ristrutturare. Poi… nei tempi persi, riparano e sistemano mille altri guai. In sala operatoria con l’aiuto di Attilio e dell’immancabile anestesista Donadien mi dedico a raddrizzare gambe e piedi. Non è facile operare nelle condizioni in cui ci troviamo, ma la soddisfazione finale nell’incrociare il sorriso felice dei piccoli pazienti annulla ogni difficoltà.
Suor Catherine dopo aver imparato sotto la guida di Pino ad usare gli strumenti e le tecniche di preparazione dei farmaci ora ci mostra orgogliosa i primi flaconi di capsule e sciroppi “Made in Analaroa”!
Il tempo vola ed anche per noi arriva il momento della partenza. C’è sempre un velo di tristezza nel lasciare questa realtà e la gente che abbiamo incontrato: donne, uomini e bambini che pur se immersi nella povertà sanno manifestare nella loro semplicità una riconoscenza sincera. Riprendiamo la via del ritorno affrontando rassegnati il tormentato tragitto reso ancor più disagevole dalle bizze meccaniche del fuoristrada. Ci tuffiamo nuovamente nel caos della capitale per portare a termine gli ultimi impegni: un incontro in concessionaria Toyota per perfezionare l’acquisto di un nuovo fuoristrada da destinare ad Analaroa ed uno con i funzionari di IMRA, l’Istituto Malgascio per la Ricerca Avanzata, per stabilire i termini di una futura collaborazione nella gestione del progetto galenico. Non ci rimane molto tempo per salutare le nostre suore, preziose e generose collaboratrici, e raggiungere l’aeroporto. Attraversiamo la città tra baraccopoli e cumuli di immondizia, segno di una povertà che pare insuperabile. Paradossalmente sopra le nostre teste sfilano i vagoncini di una moderna funivia recentemente installata con lo scopo di far ammirare dall’alto Antananarivo. Un’opera irreale ed assurda, uno schiaffo alla miseria del Madagascar.
Inutile farsi domande, l’unica speranza è che i recenti disordini siano l’espressione di una volontà di cambiamento sociale che il popolo malgascio merita e con questa illusione saliamo sull’aereo. Sotto di noi si estendono le colline che sino a ieri abbiamo calpestato, le vediamo sfumare all’orizzonte mentre le nubi ci avvolgono completamente. Ed il Madagascar scompare.























